Esplorare nuove aree del cervello, formare nuove connessioni, tracciare nuovi percorsi, divertirsi a cambiare una parte del nostro connettoma e del connettoma organizzativo, per allargare orizzonti e ridefinire prospettive, può essere un ulteriore finalità della formazione e del fare esperienza in aula o fuori dall’aula.

Cos’è il “connettoma”?

Ma cos’è apprendimento per il cervello e cosa ci permette di apprendere continuamente? Per spiegare questo, dobbiamo parlare di “connettoma (Seung, 2013) filone di ricerca che si affianca ai ben noti studi sul genoma. Il connettoma è la personalissima mappa delle connessioni tra i neuroni di un soggetto che ne rappresenta l’identità esperienziale: mappa in continuo movimento, data la grande plasticità del cervello e il suo grande potenziale di apprendimento. La materia grigia da indifferenziata crea, proprio grazie all’esperienza, nuove connessioni tracciando nuovi collegamenti tra aree diverse e luoghi diversi nel cervello.

Le esperienze cambiano, dunque, le connessioni tra i neuroni, creando cambiamento e apprendimento. L’attività neurale è il flusso della coscienza, la base fisica delle percezioni, delle sensazioni e dei pensieri: l’acqua che scorre nel letto del fiume. Il connettoma è invece il letto del fiume, cambia continuamente con l’esperienza e con il cambiare dei flussi connettivi tra neuroni.

L’ esperienza determina nuove connessioni e questo per il cervello è apprendimento, nuovi canali dove l’informazione può scorrere, nuovi territori dove si aprono nuove vie, strade e autostrade.

La differenza dal “genoma”

Il genoma è definito alla nascita, è predeterminato, il connettoma, invece nel corso della vita cambia senza sosta e si arricchisce di nuove connessioni, tanto che  a settant’anni, con un certo impegno, potremmo finire per essere anche  più saggi che a venti.

“Il genoma è rigido… il connettoma è flessibile e conserva la sua flessibilità fino all’ultimo respiro. Il genoma è triste e pessimista: può solo deteriorarsi. Il connettoma è allegro e ottimista perché sa di poter migliorare grazie a nuove esperienze. Il genoma, custodendo il progetto del nostro organismo, è ripiegato su se stesso e solitario. Il connettoma guarda fuori di sé, si nutre di pubbliche relazioni, è capace di generare arte, poesia, scienza, socialità, empatia, solidarietà. Il genoma è cosa da scienziati. Il connettoma dovrebbe interessare soprattutto agli umanisti e ai filosofi: nella sua mappa che in ogni istante si riconfigura c’è lo scorrere stesso della vita intellettuale”. (Piero Bianucci, La Stampa, 2013).